
mercoledì 23 dicembre 2009
mercoledì 25 novembre 2009
I beni mafiosi all'asta: intervista ad Angela Napoli
Angela Napoli avverte sul "rischio prestanome". Si vanificherebbero i risultati
I beni dei mafiosi all'asta:
attenti ai tentacoli della piovra...
di Federico Brusadelli
Per “fare cassa” si rischia di perdere un patrimonio molto più importante. Quello della credibilità nella lotta alla mafia. L’avvertimento lo lancia oggi, intervistata dal Secolo d’Italia, Angela Napoli, parlamentare del Popolo della libertà, membro della Commissione antimafia e da sei anni sotto scorta (tanto per dimostrare che, nella guerra alla criminalità organizzata, dice e fa cose “importanti”). Ecco la proposta in questione: mettere all’asta i beni confiscati ai mafiosi. Facile pensare che, come funghi, spunterebbero i prestanome, e i beni tornerebbero nelle mani di Cosa Nostra. Negare la possibilità che ciò accada, dice la deputata, sarebbe «una pia illusione». E, oltretutto, quale privato si comprerebbe, tanto per fare un esempio, la casa di Totò Riina? Non sarebbe un buon affare, in fin dei conti…
Per questo, Angela Napoli ha avanzato la proposta della cancellazione dell’emendamento in Commissione Giustizia. Ma i suoi colleghi l’hanno bocciata. E lei adesso ci riprova, in Commissione Bilancio. Anche perché, al di là del lato “pratico” della questione, c’è un importante aspetto simbolico (tutt’altro che secondario, in uno scontro che anche di simboli si nutre). «Se la villa del mafioso diventasse una caserma, sarebbe un messaggio potentissimo, e rappresenterebbe un monito. È come dire: qui lo Stato ha vinto, qui comanda lo Stato». Sarebbe un segno visibile e concreto dell’avanzata, anche “fisica”, delle istituzioni in un conflitto che, fondamentalmente, si gioca proprio sul controllo del territorio.
Un’idea che lascia quantomeno perplessi, insomma. E dispiace che tale allarme sia rispedito al mittente, quasi con sufficienza. A maggior ragione perché – come ci tiene a sottolineare Napoli – «il governo Berlusconi sta facendo cose importanti nella lotta alla mafia». E il valore e la quantità dei beni confiscati sono aumentati negli ultimi anni: il ministro Maroni ha parlato di immobili sequestrati per più di cinque miliardi di euro.
Proprio il titolare del Viminale ha voluto tranquillizzare quanti sollevano questi timori. A vigilare sulla regolarità delle aste, e a certificare la distanza dei compratori dal mondo della criminalità organizzata, sarebbero i prefetti. Ma non basta a rassicurare l’onorevole Napoli, che ribatte: «Senza nulla togliere alla serietà dell’organismo di controllo, si tratta di paletti facilmente aggirabili: basta «un prestanome incensurato ad assicurarsi l’asta» E se a questo si aggiunge che «una delle attività preferite per il riciclaggio del denaro sporco sono le aste dei tribunali fallimentari», si capisce che il rischio che, attraverso qualche tentacolo più o meno visibile, la mafia rientri in possesso di ciò che le è stato tolto, c’è. E, purtroppo, è un rischio troppo concreto per permettersi di rischiare.
25 novembre 2009
I beni dei mafiosi all'asta:
attenti ai tentacoli della piovra...
di Federico Brusadelli
Per “fare cassa” si rischia di perdere un patrimonio molto più importante. Quello della credibilità nella lotta alla mafia. L’avvertimento lo lancia oggi, intervistata dal Secolo d’Italia, Angela Napoli, parlamentare del Popolo della libertà, membro della Commissione antimafia e da sei anni sotto scorta (tanto per dimostrare che, nella guerra alla criminalità organizzata, dice e fa cose “importanti”). Ecco la proposta in questione: mettere all’asta i beni confiscati ai mafiosi. Facile pensare che, come funghi, spunterebbero i prestanome, e i beni tornerebbero nelle mani di Cosa Nostra. Negare la possibilità che ciò accada, dice la deputata, sarebbe «una pia illusione». E, oltretutto, quale privato si comprerebbe, tanto per fare un esempio, la casa di Totò Riina? Non sarebbe un buon affare, in fin dei conti…
Per questo, Angela Napoli ha avanzato la proposta della cancellazione dell’emendamento in Commissione Giustizia. Ma i suoi colleghi l’hanno bocciata. E lei adesso ci riprova, in Commissione Bilancio. Anche perché, al di là del lato “pratico” della questione, c’è un importante aspetto simbolico (tutt’altro che secondario, in uno scontro che anche di simboli si nutre). «Se la villa del mafioso diventasse una caserma, sarebbe un messaggio potentissimo, e rappresenterebbe un monito. È come dire: qui lo Stato ha vinto, qui comanda lo Stato». Sarebbe un segno visibile e concreto dell’avanzata, anche “fisica”, delle istituzioni in un conflitto che, fondamentalmente, si gioca proprio sul controllo del territorio.
Un’idea che lascia quantomeno perplessi, insomma. E dispiace che tale allarme sia rispedito al mittente, quasi con sufficienza. A maggior ragione perché – come ci tiene a sottolineare Napoli – «il governo Berlusconi sta facendo cose importanti nella lotta alla mafia». E il valore e la quantità dei beni confiscati sono aumentati negli ultimi anni: il ministro Maroni ha parlato di immobili sequestrati per più di cinque miliardi di euro.
Proprio il titolare del Viminale ha voluto tranquillizzare quanti sollevano questi timori. A vigilare sulla regolarità delle aste, e a certificare la distanza dei compratori dal mondo della criminalità organizzata, sarebbero i prefetti. Ma non basta a rassicurare l’onorevole Napoli, che ribatte: «Senza nulla togliere alla serietà dell’organismo di controllo, si tratta di paletti facilmente aggirabili: basta «un prestanome incensurato ad assicurarsi l’asta» E se a questo si aggiunge che «una delle attività preferite per il riciclaggio del denaro sporco sono le aste dei tribunali fallimentari», si capisce che il rischio che, attraverso qualche tentacolo più o meno visibile, la mafia rientri in possesso di ciò che le è stato tolto, c’è. E, purtroppo, è un rischio troppo concreto per permettersi di rischiare.
25 novembre 2009
domenica 15 novembre 2009
Una gigantesca aministia per assolvere uno
Una gigantesca amnistia per assolvere uno
di Nicola Tranfaglia - 15 novembre 2009
La novita’ politica interessante viene dal presidente della Camera Gianfranco Fini e da alcuni esponenti del PDL che si rifanno a lui: vorrebbero davvero una riforma efficace della giustizia e hanno ottenuto dal governo fondi rilevanti per migliorare l’amministrazione giudiziaria.
Andranno fino in fondo? Si uniranno all’opposizione che chiede una riforma generale e non vuole prescrizioni di comodo? E’la maggiore speranza che resta agli italiani che assistono a una politica sempre più lontana dalla società italiana.
Il problema della giustizia è diventato un incubo: milioni di processi civili e penali giacciono negli uffici giudiziari, per giunta male attrezzati, e si concludono dopo troppi anni, almeno sette per quelli penali, più di dieci per quelli civili. Un simile risultato è lontano da quello di tutti i paesi più avanzati dell’Europa e dell’Occidente: i tempi sono quattro o cinque volte doppi di quelli che si svolgono altrove.
Di fronte alla situazione presente, il governo Berlusconi ha annunciato di voler stanziare trecento milioni di euro per l’amministrazione giudiziaria e insieme di promuovere l’estinzione dei processi che durino più di due anni per ciascuno dei tre anni di giudizio. Il provvedimento esclude dall’estinzione il reato di clandestinità che oggi è punito con un’ammenda e include, al contrario, delitti assai gravi come la corruzione in atti giudiziari e la concussione amministrativa che provocano un indubbio allarme sociale.
Non è difficile prevedere che la legge, se manterrà queste caratteristiche, non potrà sfuggire a un giudizio negativo di costituzionalità perché si fissa una diseguaglianza evidente tra gli incensurati e quelli che non lo sono, senza altra indagine sul tipo di reati e di responsabilità addossate.
Questo contrasta con l’eguaglianza fissata dall’articolo 3 della Costituzione tra tutti i cittadini. E si traduce in una gigantesca amnistia che non viene neppure spiegata alla pubblica opinione. C’è da chiedersi perché governo e maggioranza non hanno invertito le tappe del processo di riforma in modo che possa essere efficace. Se avessero fatto così avrebbero dovuto intervenire a razionalizzare la distribuzione degli uffici giudiziari (tagliando almeno 40 tribunali che non funzionano), ad assumere cancellieri e impiegati, oltre a dare risorse finanziarie per il funzionamento degli uffici e solo dopo intervenire sulla prescrizione. Perché non si è fatto così? La risposta è inevitabile: perché il governo ha l’urgenza di salvare Silvio Berlusconi dal processo Mills e diritti Mediaset che stanno per concludersi in primo grado con la sua condanna. Ma gli effetti della riforma saranno devastanti, come hanno già detto l’ANM e l’ex presidente della Corte Costituzionale Baldassarre, vicino ad Alleanza Nazionale: migliaia di processi importanti come quello sulla Parmalat, sulla Thissen a Torino, sulla Cirio saranno estinti e quei colpevoli eviteranno la condanna.
di Nicola Tranfaglia - 15 novembre 2009
La novita’ politica interessante viene dal presidente della Camera Gianfranco Fini e da alcuni esponenti del PDL che si rifanno a lui: vorrebbero davvero una riforma efficace della giustizia e hanno ottenuto dal governo fondi rilevanti per migliorare l’amministrazione giudiziaria.
Andranno fino in fondo? Si uniranno all’opposizione che chiede una riforma generale e non vuole prescrizioni di comodo? E’la maggiore speranza che resta agli italiani che assistono a una politica sempre più lontana dalla società italiana.
Il problema della giustizia è diventato un incubo: milioni di processi civili e penali giacciono negli uffici giudiziari, per giunta male attrezzati, e si concludono dopo troppi anni, almeno sette per quelli penali, più di dieci per quelli civili. Un simile risultato è lontano da quello di tutti i paesi più avanzati dell’Europa e dell’Occidente: i tempi sono quattro o cinque volte doppi di quelli che si svolgono altrove.
Di fronte alla situazione presente, il governo Berlusconi ha annunciato di voler stanziare trecento milioni di euro per l’amministrazione giudiziaria e insieme di promuovere l’estinzione dei processi che durino più di due anni per ciascuno dei tre anni di giudizio. Il provvedimento esclude dall’estinzione il reato di clandestinità che oggi è punito con un’ammenda e include, al contrario, delitti assai gravi come la corruzione in atti giudiziari e la concussione amministrativa che provocano un indubbio allarme sociale.
Non è difficile prevedere che la legge, se manterrà queste caratteristiche, non potrà sfuggire a un giudizio negativo di costituzionalità perché si fissa una diseguaglianza evidente tra gli incensurati e quelli che non lo sono, senza altra indagine sul tipo di reati e di responsabilità addossate.
Questo contrasta con l’eguaglianza fissata dall’articolo 3 della Costituzione tra tutti i cittadini. E si traduce in una gigantesca amnistia che non viene neppure spiegata alla pubblica opinione. C’è da chiedersi perché governo e maggioranza non hanno invertito le tappe del processo di riforma in modo che possa essere efficace. Se avessero fatto così avrebbero dovuto intervenire a razionalizzare la distribuzione degli uffici giudiziari (tagliando almeno 40 tribunali che non funzionano), ad assumere cancellieri e impiegati, oltre a dare risorse finanziarie per il funzionamento degli uffici e solo dopo intervenire sulla prescrizione. Perché non si è fatto così? La risposta è inevitabile: perché il governo ha l’urgenza di salvare Silvio Berlusconi dal processo Mills e diritti Mediaset che stanno per concludersi in primo grado con la sua condanna. Ma gli effetti della riforma saranno devastanti, come hanno già detto l’ANM e l’ex presidente della Corte Costituzionale Baldassarre, vicino ad Alleanza Nazionale: migliaia di processi importanti come quello sulla Parmalat, sulla Thissen a Torino, sulla Cirio saranno estinti e quei colpevoli eviteranno la condanna.
Intervista a Don Luigi Ciotti
di Sara Strippoli - 15 novembre 2009
Don Luigi Ciotti spiega il suo sì all´iniziativa di Saviano: "Questo disegno di legge è un inganno".
Questa legge e la decisione di vendere i beni sequestrati alla mafia, segnali che hanno una radice comune.
Conservo un documento dei vescovi del ´91: dice che non si deve obbedire all´ingiustizia né rendersene complici.
Torino. «Questo è un attentato, o meglio sono due: al principio di legalità e di uguaglianza. Quello di Saviano è un appello giusto, puntuale, necessario. Non posso che aderire, perché mai come in questo momento serve che si passi al "Noi", ognuno deve assumersi la sua responsabilità secondo la propria competenza». Don Luigi Ciotti, presidente del Gruppo Abele e dell´associazione Libera, sottoscrive la lettera di Roberto Saviano a Berlusconi perché sia ritirata la legge sul "processo breve".
Don Ciotti, Saviano si definisce uno che rappresenta solo se stesso, uno scrittore. Lei è un sacerdote. Perché pensa che questo invito debba coinvolgere tutti?
«Conosco Roberto, la sua passione, la sua generosità. In realtà mi piacerebbe che si arrivasse ad un punto in cui appelli come questo non fossero più necessari. Se ci fosse davvero un "Noi" tutti si sentirebbero corresponsabili e gli appelli sarebbero inutili. Io sono un sacerdote e come riferimento ho il documento dei vescovi del 1991, nel quale si chiarisce quello che non si deve fare, cioè obbedire all´ingiustizia e rendersene complici direttamente o per superficialità o ancora per indifferenza. Parlo dunque anche alla mia coscienza di sacerdote oltre che di cittadino. In questo caso è in gioco anche la nostra dignità. Le associazioni di Libera collaborano a progetti importanti con tutte le istituzioni, di ogni colore. Da parte nostra non ci sono pregiudizi nei confronti del governo, ma il nostro è un servizio e non servilismo, in qualche caso servono critica e denuncia».
Lei parla di attentato alla legalità e all´eguaglianza. Ci spiega a quali situazioni concrete pensa nella sua esperienza di presidente di Libera?
«Il titolo di questo provvedimento è "misure a tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi". Se questa è l´idea siamo d´accordo, siamo tutti convinti della necessità di arrivare a processi rapidi. Il punto però è che per ottenere questo scopo si devono dare strumenti adeguati, mezzi e personale, come chiedono i magistrati. Invece quello che è stato proposto è un inganno. Un attentato alla legalità perché inserisce una scadenza alla possibilità di accertare la verità, anziché fornire gli strumenti per accelerare i processi. E all´uguaglianza perché stabilisce circuiti diversi, quello per i supergarantiti, che ha un termine, e quello destinato invece alla criminalità di strada, al traffico illecito di rifiuti, agli infortuni sul lavoro. Processi che non hanno un limite. Due percorsi di giustizia, inaccettabile».
Lei ha annunciato battaglia anche sul ritorno alla vendita dei beni confiscati alla mafia. Pensa che i due provvedimenti siano intrecciati?
«Sono segnali che hanno una radice comune. In questo caso si va contro al desiderio espresso da un milione di italiani che nel 1996 avevano espresso la loro opinione. I boss sono interessati a tornare in possesso di quei beni e lo hanno dimostrato. Ci batteremo per questo, così come lotteremo perché il denaro liquido vada ai familiari delle vittime e ai testimoni di giustizia».
Quale invito aggiungerebbe alla lettera di Saviano?
«Faccio un appello anch´io. La politica è chiamata ad un grande atto di coraggio, deve abbandonare la facile strada del consenso o finire schiacciata dalla tutela degli interessi di qualcuno. La strada più difficile da percorrere è quella della giustizia e della verità».
Don Luigi Ciotti spiega il suo sì all´iniziativa di Saviano: "Questo disegno di legge è un inganno".
Questa legge e la decisione di vendere i beni sequestrati alla mafia, segnali che hanno una radice comune.
Conservo un documento dei vescovi del ´91: dice che non si deve obbedire all´ingiustizia né rendersene complici.
Torino. «Questo è un attentato, o meglio sono due: al principio di legalità e di uguaglianza. Quello di Saviano è un appello giusto, puntuale, necessario. Non posso che aderire, perché mai come in questo momento serve che si passi al "Noi", ognuno deve assumersi la sua responsabilità secondo la propria competenza». Don Luigi Ciotti, presidente del Gruppo Abele e dell´associazione Libera, sottoscrive la lettera di Roberto Saviano a Berlusconi perché sia ritirata la legge sul "processo breve".
Don Ciotti, Saviano si definisce uno che rappresenta solo se stesso, uno scrittore. Lei è un sacerdote. Perché pensa che questo invito debba coinvolgere tutti?
«Conosco Roberto, la sua passione, la sua generosità. In realtà mi piacerebbe che si arrivasse ad un punto in cui appelli come questo non fossero più necessari. Se ci fosse davvero un "Noi" tutti si sentirebbero corresponsabili e gli appelli sarebbero inutili. Io sono un sacerdote e come riferimento ho il documento dei vescovi del 1991, nel quale si chiarisce quello che non si deve fare, cioè obbedire all´ingiustizia e rendersene complici direttamente o per superficialità o ancora per indifferenza. Parlo dunque anche alla mia coscienza di sacerdote oltre che di cittadino. In questo caso è in gioco anche la nostra dignità. Le associazioni di Libera collaborano a progetti importanti con tutte le istituzioni, di ogni colore. Da parte nostra non ci sono pregiudizi nei confronti del governo, ma il nostro è un servizio e non servilismo, in qualche caso servono critica e denuncia».
Lei parla di attentato alla legalità e all´eguaglianza. Ci spiega a quali situazioni concrete pensa nella sua esperienza di presidente di Libera?
«Il titolo di questo provvedimento è "misure a tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi". Se questa è l´idea siamo d´accordo, siamo tutti convinti della necessità di arrivare a processi rapidi. Il punto però è che per ottenere questo scopo si devono dare strumenti adeguati, mezzi e personale, come chiedono i magistrati. Invece quello che è stato proposto è un inganno. Un attentato alla legalità perché inserisce una scadenza alla possibilità di accertare la verità, anziché fornire gli strumenti per accelerare i processi. E all´uguaglianza perché stabilisce circuiti diversi, quello per i supergarantiti, che ha un termine, e quello destinato invece alla criminalità di strada, al traffico illecito di rifiuti, agli infortuni sul lavoro. Processi che non hanno un limite. Due percorsi di giustizia, inaccettabile».
Lei ha annunciato battaglia anche sul ritorno alla vendita dei beni confiscati alla mafia. Pensa che i due provvedimenti siano intrecciati?
«Sono segnali che hanno una radice comune. In questo caso si va contro al desiderio espresso da un milione di italiani che nel 1996 avevano espresso la loro opinione. I boss sono interessati a tornare in possesso di quei beni e lo hanno dimostrato. Ci batteremo per questo, così come lotteremo perché il denaro liquido vada ai familiari delle vittime e ai testimoni di giustizia».
Quale invito aggiungerebbe alla lettera di Saviano?
«Faccio un appello anch´io. La politica è chiamata ad un grande atto di coraggio, deve abbandonare la facile strada del consenso o finire schiacciata dalla tutela degli interessi di qualcuno. La strada più difficile da percorrere è quella della giustizia e della verità».
giovedì 12 novembre 2009
I segreti della nave dei veleni
Quei veleni top secret
di Riccardo Bocca
Il governo cerca di nascondere la verità sull'inchiesta. L'accusa della parlamentare Pdl dell'Antimafia. Colloquio con Angela Napol
La nave 'Mare Oceano' al largo di Cetraro
Angela Napoli, membro Pdl della commissione parlamentare Antimafia, lo dice apertamente:"Il governo sta cercando di nascondere la verità sulle navi dei veleni, e su quella di Cetraro in particolare. Si vogliono coprire segreti di Stato, e la strada scelta è quella del silenzio. O peggio ancora, di dichiarazioni che non stanno in piedi". Parole che arrivano dopo giornate intense. La settimana scorsa Pippo Arena, il pilota del congegno sottomarino che il 12 settembre aveva filmato la nave sui fondali calabresi, ha dichiarato a "L'espresso" che "due stive erano completamente piene". Poi è stato il turno del ministero dell'Ambiente, che ha pubblicato on line le immagini girate a fine ottobre su quello che ha presentato come il piroscafo Catania. Infine è spuntata, tra politici e ambientalisti, l'ipotesi che nel mare di Cetraro ci siano non uno, ma più relitti. "Il che potrebbe giustificare la fretta di voltare pagina del ministro dell'Ambiente", dice l'onorevole Napoli.
Un'accusa pesante, la sua: su cosa si basa?
"Penso, per esempio, a cosa è successo il 27 ottobre quando è stato ascoltato dalla commissione Antimafia il procuratore nazionale Piero Grasso. Appena gli ho posto domande vere, scomode, il presidente della commissione Beppe Pisanu ha secretato la seduta...".
Si può sapere, nei limiti del lecito, quali argomenti toccavano le sue domande?
"Chiedevo chiarezza sul ruolo dei servizi segreti in questa vicenda. Domandavo come potesse il pentito Francesco Fonti, che non è della zona, indicare il punto dove si autoaccusa di avere affondato una nave, e farlo effettivamente coincidere con il ritrovamento di un relitto. Volevo che superassimo le ipocrisie, insomma. Anche riguardo al memoriale del pentito, che è stato custodito per quattro anni, dal 2005, nei cassetti della Direzione nazionale antimafia senza che nessuno facesse verifiche".
Il ministero dell'Ambiente ha pubblicato sul suo sito le riprese della nave affondata a Cetraro. Non basta?
«Può bastare un filmino in bassa risoluzione che, quando clicchi, si apre su YouTube? Non scherziamo. E aggiungo: poniamo anche che le stive risultino vuote. Dov?è finito il carico visto dal pilota il 12 settembre?». Un dato è certo: alle 12,56 del 27 ottobre, il ministro Prestigiacomo ha detto che il robot aveva già svolto «le misurazioni e i rilievi fotografici del relitto».
Ed è stata smentita due volte: alle 13,12 dello stesso giorno dalla società Geolab che svolgeva il lavoro («Abbiamo fatto solo rilievi acustici»); poi in diretta a Sky da Federico Crescenti, responsabile del Reparto ambientale marino delle capitanerie di porto, il quale ha spiegato che le operazioni in acqua del robot sono iniziate la sera del 27.
«Dico di più. Sempre il 27 ottobre, la direzione marittima di Reggio Calabria ha trasmesso alla commissione Antimafia una mappa con i punti di affondamento di 44 navi lungo le coste italiane. Guarda caso, in Calabria ci sono nove croci senza nome...».
Rilancerà questo elemento in commissione Antimafia?
«Certo. Ma è difficile che un governo smascheri ciò che un altro governo ha occultato. C?è l?interesse bipartisan ad andare oltre, a dimenticare che il pentito Fonti parla di legami con ex democristiani e socialisti ancora attivi. Ricordiamo che il sottosegretario agli Esteri, in questo governo, fa di nome Stefania e di cognome Craxi».
Quindi?
«Basta con i segreti. Il governo vuole chiudere il caso Cetraro? Renda pubbliche le immagini satellitari dei traffici avvenuti nei mari italiani tra gli anni Ottanta e Novanta. La verità c?è già: basta avere voglia di vederla».
(11 novembre 2009)
di Riccardo Bocca
Il governo cerca di nascondere la verità sull'inchiesta. L'accusa della parlamentare Pdl dell'Antimafia. Colloquio con Angela Napol
La nave 'Mare Oceano' al largo di Cetraro
Angela Napoli, membro Pdl della commissione parlamentare Antimafia, lo dice apertamente:"Il governo sta cercando di nascondere la verità sulle navi dei veleni, e su quella di Cetraro in particolare. Si vogliono coprire segreti di Stato, e la strada scelta è quella del silenzio. O peggio ancora, di dichiarazioni che non stanno in piedi". Parole che arrivano dopo giornate intense. La settimana scorsa Pippo Arena, il pilota del congegno sottomarino che il 12 settembre aveva filmato la nave sui fondali calabresi, ha dichiarato a "L'espresso" che "due stive erano completamente piene". Poi è stato il turno del ministero dell'Ambiente, che ha pubblicato on line le immagini girate a fine ottobre su quello che ha presentato come il piroscafo Catania. Infine è spuntata, tra politici e ambientalisti, l'ipotesi che nel mare di Cetraro ci siano non uno, ma più relitti. "Il che potrebbe giustificare la fretta di voltare pagina del ministro dell'Ambiente", dice l'onorevole Napoli.
Un'accusa pesante, la sua: su cosa si basa?
"Penso, per esempio, a cosa è successo il 27 ottobre quando è stato ascoltato dalla commissione Antimafia il procuratore nazionale Piero Grasso. Appena gli ho posto domande vere, scomode, il presidente della commissione Beppe Pisanu ha secretato la seduta...".
Si può sapere, nei limiti del lecito, quali argomenti toccavano le sue domande?
"Chiedevo chiarezza sul ruolo dei servizi segreti in questa vicenda. Domandavo come potesse il pentito Francesco Fonti, che non è della zona, indicare il punto dove si autoaccusa di avere affondato una nave, e farlo effettivamente coincidere con il ritrovamento di un relitto. Volevo che superassimo le ipocrisie, insomma. Anche riguardo al memoriale del pentito, che è stato custodito per quattro anni, dal 2005, nei cassetti della Direzione nazionale antimafia senza che nessuno facesse verifiche".
Il ministero dell'Ambiente ha pubblicato sul suo sito le riprese della nave affondata a Cetraro. Non basta?
«Può bastare un filmino in bassa risoluzione che, quando clicchi, si apre su YouTube? Non scherziamo. E aggiungo: poniamo anche che le stive risultino vuote. Dov?è finito il carico visto dal pilota il 12 settembre?». Un dato è certo: alle 12,56 del 27 ottobre, il ministro Prestigiacomo ha detto che il robot aveva già svolto «le misurazioni e i rilievi fotografici del relitto».
Ed è stata smentita due volte: alle 13,12 dello stesso giorno dalla società Geolab che svolgeva il lavoro («Abbiamo fatto solo rilievi acustici»); poi in diretta a Sky da Federico Crescenti, responsabile del Reparto ambientale marino delle capitanerie di porto, il quale ha spiegato che le operazioni in acqua del robot sono iniziate la sera del 27.
«Dico di più. Sempre il 27 ottobre, la direzione marittima di Reggio Calabria ha trasmesso alla commissione Antimafia una mappa con i punti di affondamento di 44 navi lungo le coste italiane. Guarda caso, in Calabria ci sono nove croci senza nome...».
Rilancerà questo elemento in commissione Antimafia?
«Certo. Ma è difficile che un governo smascheri ciò che un altro governo ha occultato. C?è l?interesse bipartisan ad andare oltre, a dimenticare che il pentito Fonti parla di legami con ex democristiani e socialisti ancora attivi. Ricordiamo che il sottosegretario agli Esteri, in questo governo, fa di nome Stefania e di cognome Craxi».
Quindi?
«Basta con i segreti. Il governo vuole chiudere il caso Cetraro? Renda pubbliche le immagini satellitari dei traffici avvenuti nei mari italiani tra gli anni Ottanta e Novanta. La verità c?è già: basta avere voglia di vederla».
(11 novembre 2009)
domenica 8 novembre 2009
Antimafia tremula
da l'Url di Emilio Grimaldi
Maurizio Gasparri al Premio Paolo Borsellino
Maurizio Gasparri dice che Paolo non aveva nessuna stima di Salvatore
Clemente Mastella al Premio Paolo Borsellino
Clemente Mastella, come Gasparri, forse è davvero un simbolo dell’Antimafia. Fatelo sapere al popolo delle agende rosse
Gioacchino Genchi non va al premio Paolo Borsellino
Gioacchino Genchi non vuole stare al fianco di Clemente & Maurizio
Giorgio Napolitano non va all’anniversario di Paolo Borsellino del 19 luglio 2009
Giorgio Napolitano ha ricevuto il premio Paolo Borsellino nel 1998
Aldo Pecora al Premio Paolo Borsellino
Aldo Pecora è il leader di Ammazzateci Tutti
Leo Nodari aggredito al Premio Paolo Borsellino
Leo Nodari non demorde dalle sue scelte
Francesco Saverio Alessio ed Emiliano Morrone si autosequestrano il sito
Francesco Saverio Alessio avrebbe accettato la sua candidatura per Idv alle prossime regionali
Giuseppe Scopelliti all’inaugurazione di Fondazione Scopelliti e Ammazzateci Tutti a Roma
Giuseppe Scopelliti candida Fausto Siclari a sindaco di Taurianova
Pierapalo Bruni indaga su Enrico Maria Grazioli
Luigi De Magistris si fidava di Enrico Maria Grazioli
Silvio Berlusconi vuole sconfiggere la Mafia
Silvio Berlusconi ha avuto come stalliere Vittorio Mangano. Ora ha Marcello Dell’Utri
Tanti gridano Antimafia
Porta bene parlare di Antimafia
Se non parli di Antimafia non vinci nemmeno le elezioni
Falcone e Borsellino parlavano poco di Mafia perché erano troppo impegnati a combatterla
martedì 27 ottobre 2009
lunedì 26 ottobre 2009
ATTO COSTITUTIVO Associazione
Associazione Risveglio Ideale - Onlus
ATTO COSTITUTIVO
In Mileto (VV), Corso Umberto I, 172 si sono riuniti il giorno 28 gennaio 2009 per costituire una associazione senza fini di lucro denominata "Risveglio Ideale" i seguenti cittadini:
Angela Napoli, nata a Varallo Sesia (VC) , residente a Taurianova (RC)
Alberto Barone, nato Taurianova (RC) , residente in Via Dante Alighieri, 1, 89029 Taurianova (R.C.)
Giuseppe Brogni nato ad Altomonte (CS) ed ivi residente, via Ottavio Scaramuzza, 17, C.A.P. 87042
Barbara Brunetti, nata a Crotone , residente in Via Incontrada Ceramidio, snc, 88811 Cirò Marina
Cosimo Caridi, nato a Taurianova (RC) , residente in Via Zara, 5, 89122 Reggio Calabria
Giancarlo Catanea, nato a Vibo Valentia , Residente in Corso Umberto I, 172, 89852 Mileto (VV)
Aldo Colonna, nato a Spezzano della Sila (CS) ed ivi residente in Corso Europa ,7, C.A.P. 87058.
Edoardo Converso detto Bruno, nato a Cosenza ed ivi residente in via Popilia 139U, C.A.P. 87100
Antonio Irrera, nato a Messina , residente in Via SS 18, n° 1, 89013 Gioia Tauro.
Giuseppe Mastroberardino, nato a Cosenza, residente a Rende (CS) in via Alessandro Volta 72, C.A.P. 87036.
Santino Mazzei, nato a Cosenza e residente ad Amantea in via Dogana,102, C.A.P. 87032.
Francesco Menichini, nato a Cosenza ed ivi residente in via Isonzo 44/D, C.A.P. 87100
Roberto Maria Naso, nato a Lamezia Terme (CZ) , residente in Via Longobardi, 60, 89811 Vibo Valentia Marina,
Roberto Pietropaolo, nato a Belvedere Marittimo (CS) ed ivi residente in Via della Repubblica, 59, C.A.P. 87021
Doriana Politanò, nata a Taurianova (R.C.) residente a Roma ,Viale Aldo Ballarin, 154, C.A.P. 00142
Michele Sapia, nato a Spezzano della Sila (CS), residente in Via Vittoria Accattatis, 15, 87100 Cosenza
Aldo Spanò, nato a Reggio Calabria, , residente in Via Montessori,10, 89029 Taurianova (RC)
Francesco Spanò, nato a Reggio Calabria residente Via Villa Aurora, 35, 89125 Reggio Calabria
Paolo Valenti, nato a Catanzaro, Residente in Via La Badessa, 52, 89816 Cessaniti (VV),
I presenti chiamano a presiedere la riunione l’On.le Angela Napoli, la quale a sua volta nomina a Segretario il Dott. Giancarlo Catanea.
Il Presidente illustra i motivi che hanno spinto i presenti a farsi promotori della costituzione dell'Associazione e legge lo Statuto Sociale che, dopo ampia discussione, viene posto in votazione ed approvato all’unanimità.
Lo Statuto stabilisce in particolare che l'adesione alla associazione è libera, che il funzionamento della stessa è basato sulla volontà democraticamente espressa dai soci, che le cariche sociali sono elettive e che è assolutamente escluso ogni scopo di lucro.
I presenti deliberano che l'associazione venga denominata " Risveglio Ideale " con sede in a Taurianova (RC), Via Cappuccini, 27. Si procede alla votazione delle cariche sociali, così come previsto dallo Statuto testè approvato, e vengono eletti i seguenti signori a componenti del Consiglio Direttivo provvisorio che sarà modificato o ratificato ai sensi dello Statuto in successive apposite elezioni:
Angela Napoli (Presidente), Michele Sapia (Vice Presidente), Giancarlo Cutanea (Segretario) Cosimo Caridi (Consigliere), Aldo Spanò (Tesoriere).
Non essendovi altro da deliberare il presidente scioglie l'assemblea.
Il Presidente Il Segretario
On.le Angela Napoli Dott. Giancarlo Catanea
STATUTO
Art.1 E’ costituita l’Associazione Politica, Culturale e Sociale denominata “Risveglio Ideale - Onlus”, con sede in Taurianova (RC) alla Via Cappuccini, 27 e con sito web www.risveglioideale.it L’Associazione ha durata illimitata e non ha scopo di lucro.
Art.2 L’Associazione “Risveglio Ideale - Onlus” (di seguito solo Associazione) è aperta a tutti; l’ attività è regolata dalle norme del diritto civile e da quanto stabilito nel presente Statuto.
Obiettivo dell’Associazione è lo sviluppo complessivo dell’intera comunità regionale attraverso l’attuazione di iniziative di interesse politico, sociale e culturale volte a permettere a ciascun individuo, associato e non, di realizzarsi, secondo le proprie inclinazioni personali, quale membro di detta comunità.
L’Associazione ha altresì lo scopo di promuovere attività di carattere sociale, politico e culturale con il fine di sollecitare la partecipazione popolare, l’impegno sociale e civile dei cittadini, la diffusione della cultura della legalità e della giustizia.
Rientra tra i fini primari dell’associazione quello di vigilare sul buon governo delle amministrazioni locali attraverso l’uso degli strumenti consentiti dalla legge.
Lo Statuto è emanazione dell’Assemblea degli associati.
Art.3 L’Associazione è aperta al democratico confronto e pronta all’impegno sociale, civile e politico con chiunque manifesti la reale volontà di intraprendere attività e promuovere progetti ed iniziative nell’interesse della collettività. In virtù di ciò, e considerando che il perseguimento dei propri fini passa attraverso un generale risveglio politico, culturale e sociale, l’Associazione riconosce a qualunque interessato, anche non iscritto, la possibilità, previa richiesta inoltrata al Consiglio Direttivo o al Presidente, di partecipare alle iniziative avviate dall’ente anche in qualità di promotore, purché la natura dell’iniziativa intrapresa sia compatibile con i fini statutari.
Art. 4 L’Associazione è organizzata su base democratica.
L’Assemblea degli Associati è l’organo sovrano.
In sede di Assemblea ogni associato può esprimere la propria opinione in merito a qualunque aspetto dell’attività associativa.
Art. 5 All’ Associazione possono aderire persone fisiche, associazioni politiche e culturali preesistenti o di nuova costituzione previa richiesta inoltrata al Consiglio Direttivo o al Presidente.
Pregiudiziale fondamentale per l’appartenenza all’Associazione è quella di non essere incorso in condanne penali di qualsiasi grado e di non essere oggetto di indagini giudiziarie, nel qual caso, il socio verrà sospeso fino ad emissione del giudizio. Riammesso nel caso di assoluzione con formula piena, espulso in caso di condanna, indulto, grazia e prescrizione del reato.
L’iscrizione ad altri enti non pregiudica l’appartenenza all’Associazione, purché gli obiettivi da quelli perseguiti non siano contrastanti o incompatibili con i principi e gli obiettivi fissati nel presente Statuto.
L’associato che ricopre incarichi presidenziali, o a questi analoghi, in altre associazioni non può ricoprire la carica di presidente dell’Associazione e di membro del Consiglio Direttivo. Solo i soci fondatori sono esentati dall’applicazione di detta disposizione.
Art. 6 Ogni Associato è tenuto a partecipare all’Assemblea.
La qualifica di socio si perde per morte, recesso, esclusione o scioglimento dell’Associazione.
L’esclusione viene deliberata dal Consiglio Direttivo, a maggioranza dei suoi componenti, per gravi inadempienze agli obblighi sociali, per comportamenti che arrechino pregiudizio all’Associazione, per lo svolgimento di attività contrarie o difformi dai principi ispiratori del presente Statuto.
Art. 7 Il socio che intende recedere dall’Associazione deve darne comunicazione al Presidente. L’Associato che abbia receduto o sia stato espulso dall’Associazione non ha diritto di ripetere le somme eventualmente versate all’atto dell’iscrizione e non ha alcun diritto sul fondo comune.
Art. 8 Il patrimonio dell’Associazione è costituito dalle quote d’iscrizione e da eventuali ulteriori versamenti degli Associati. Gli eventuali residui monetari che possono derivare dalle iniziative intraprese e dai contributi di Enti ed Istituzioni finalizzati al sostegno di attività realizzate nell’ambito degli scopi prefissati, vengono riutilizzati per il perseguimento dei fini statutari dell’Associazione.
Art. 9 L’iscrizione all’Associazione non dà diritto ad alcun utile. Tutte le cariche associative vengono svolte a titolo gratuito.
Art.10 La quota di adesione per tutti i soci è di Euro 20,00 (Euro 10 per pensionati, minorenni e disoccupati); tuttavia è discrezione del socio poter versare una quota maggiore a sostegno del sodalizio. L’adesione va rinnovata con cadenza annuale.
La quota eventualmente versata è intrasmissibile e non rivalutabile. Eventuali modifiche delle quote d’iscrizione sono deliberate dal Consiglio Direttivo ed a tal fine è richiesta la maggioranza dei suoi componenti.
Art. 11 L’iscrizione all’associazione richiede:
Il compimento del quattordicesimo (14) anno d’età;
La domanda di ammissione in forma scritta, indirizzata al Consiglio Direttivo, contenente la dichiarazione di conoscenza delle finalità dell’Associazione nonché dello Statuto associativo
Il versamento della quota associativa
La presentazione di un’autocertificazione che attesti l’assenza di carichi pendenti. L’iscrizione può essere effettuata in qualunque momento ed ha validità annuale.
Art. 12 Sono organi dell’Associazione:
L’Assemblea;
Il Consiglio Direttivo;
Il Presidente.
Art. 13 L’Assemblea è formata da tutti gli Associati regolarmente iscritti.
L’Assemblea dei Soci è l’organo che definisce gli indirizzi generali,le scelte politiche, culturali e sociali dell’Associazione.
L’Assemblea ordinaria si riunisce a cadenza trimestrale. È convocata e presieduta dal Presidente che ne determina, altresì, l’ordine del giorno.
L’Assemblea straordinaria è convocata dal Presidente su propria decisione, su richiesta del Consiglio Direttivo o di un decimo degli iscritti.
Di competenza dell’Assemblea sono:
L’elezione del Presidente;
L’elezione del Consiglio Direttivo;
Le modifiche dello Statuto;
Lo scioglimento e la devoluzione del fondo comune;
Le decisioni in merito all’esclusione degli associati.
Art. 14 In applicazione dell’art. 21 del Codice Civile le deliberazioni dell’Assemblea sono prese a maggioranza dei voti e con la presenza di almeno la metà degli associati.
In seconda convocazione la deliberazione è valida qualunque sia il numero dei presenti.
Per deliberare lo scioglimento dell’Associazione e la devoluzione del patrimonio è necessaria la maggioranza dei tre quarti degli iscritti. Per modificare l’Atto Costitutivo e lo Statuto è richiesta la presenza dei tre quarti degli associati ed il voto favorevole della maggioranza dei presenti.
Art. 15 L’Assemblea ha facoltà di richiedere le dimissioni dei Dirigenti, sia singolarmente sia collegialmente (cioè dell’intero Consiglio Direttivo) ed anche del Presidente, in entrambi i casi è necessaria la maggioranza dei due terzi degli iscritti.
Art. 16 Il Consiglio Direttivo è composto dal Presidente e da 15 associati. Al fine di ricoprire incarichi direttivi è richiesta la maggiore età.
La carica di membro del Consiglio Direttivo è compatibile con cariche pubbliche elettive ed istituzionali. Alle riunioni del Consiglio Direttivo possono partecipare senza diritto di voto, se ritenuto necessario, individui estranei al Consiglio medesimo. L’organo è di durata annuale, tuttavia la prima elezione, prevede la durata di due anni onde dare stabilità e continuità all’Associazione.
Art. 17 Di competenza del Consiglio Direttivo sono:
L’organizzazione strutturale dell’Associazione;
L’elaborazione dei progetti e delle iniziative proposte;
Il coordinamento delle attività svolte in campo sociale, culturale e politico;
La gestione dei fondi dell’Associazione;
L’attuazione delle finalità previste dallo statuto e l'attuazione delle decisioni dell'assemblea dei soci;
La deliberazione sulle domande di ammissione dei soci;
La presentazione all’Assemblea del bilancio annuale consuntivo.
Art. 18 Le deliberazioni del Consiglio Direttivo sono prese a maggioranza dei presenti. In caso di parità di voti prevale quello del Presidente.
Il Consiglio Direttivo si riunisce su convocazione del Presidente, il quale ne presiede i lavori; su richiesta di un terzo dei componenti e, comunque, almeno due volte al mese in sessione ordinaria.
Art. 19 Il Presidente ha facoltà di attribuire ai componenti del Consiglio Direttivo deleghe specifiche relative a determinate iniziative o attività, con l’obiettivo di decentrare l’organizzazione e la gestione dell’Associazione.
Art. 20 Il Presidente è eletto dall’Assemblea dei soci.
Egli dura in carica un anno, due anni solo nel caso della prima elezione. Le elezioni del Presidente si effettuano con votazione palese. È ammesso il voto per delega. Ogni delegato può raccogliere al massimo 3 deleghe. La delega è revocabile e vale per la sola votazione di cui sopra. La carica di Presidente è compatibile con cariche pubbliche elettive ed istituzionali.
Il Presidente convoca e presiede l’Assemblea e il Consiglio Direttivo e ne determina l’ordine del giorno; ha la facoltà di sospendere i membri del Consiglio Direttivo, salvo ratifica dell’Assemblea entro la prima riunione successiva: in caso di mancata ratifica, il membro è reintegrato nelle sue funzioni.
Il Presidente coordina l’attività di tutti gli organi dell’Associazione e li rappresenta dinanzi al pubblico.
Art. 21 È previsto per il solo Presidente, a fronte dei costi di rappresentanza e di gestione, un rimborso forfaitario delle spese previa esibizione della relativa documentazione, da allegare ai libri interni di bilancio.
Art. 22 L’Associazione dà notizia delle proprie attività attraverso il proprio Ufficio Stampa curato da un membro del Consiglio Direttivo con funzioni di Responsabile Ufficio Stampa, che avrà cura di elaborare documenti ufficiali, note, ecc.. Sito web ufficiale è: www.risveglioideale.it. È inoltre prevista una pubblicazione periodica.
Art. 23 Per quanto non previsto dal presente Statuto valgono le norme di legge vigenti in materia.
ATTO COSTITUTIVO
In Mileto (VV), Corso Umberto I, 172 si sono riuniti il giorno 28 gennaio 2009 per costituire una associazione senza fini di lucro denominata "Risveglio Ideale" i seguenti cittadini:
Angela Napoli, nata a Varallo Sesia (VC) , residente a Taurianova (RC)
Alberto Barone, nato Taurianova (RC) , residente in Via Dante Alighieri, 1, 89029 Taurianova (R.C.)
Giuseppe Brogni nato ad Altomonte (CS) ed ivi residente, via Ottavio Scaramuzza, 17, C.A.P. 87042
Barbara Brunetti, nata a Crotone , residente in Via Incontrada Ceramidio, snc, 88811 Cirò Marina
Cosimo Caridi, nato a Taurianova (RC) , residente in Via Zara, 5, 89122 Reggio Calabria
Giancarlo Catanea, nato a Vibo Valentia , Residente in Corso Umberto I, 172, 89852 Mileto (VV)
Aldo Colonna, nato a Spezzano della Sila (CS) ed ivi residente in Corso Europa ,7, C.A.P. 87058.
Edoardo Converso detto Bruno, nato a Cosenza ed ivi residente in via Popilia 139U, C.A.P. 87100
Antonio Irrera, nato a Messina , residente in Via SS 18, n° 1, 89013 Gioia Tauro.
Giuseppe Mastroberardino, nato a Cosenza, residente a Rende (CS) in via Alessandro Volta 72, C.A.P. 87036.
Santino Mazzei, nato a Cosenza e residente ad Amantea in via Dogana,102, C.A.P. 87032.
Francesco Menichini, nato a Cosenza ed ivi residente in via Isonzo 44/D, C.A.P. 87100
Roberto Maria Naso, nato a Lamezia Terme (CZ) , residente in Via Longobardi, 60, 89811 Vibo Valentia Marina,
Roberto Pietropaolo, nato a Belvedere Marittimo (CS) ed ivi residente in Via della Repubblica, 59, C.A.P. 87021
Doriana Politanò, nata a Taurianova (R.C.) residente a Roma ,Viale Aldo Ballarin, 154, C.A.P. 00142
Michele Sapia, nato a Spezzano della Sila (CS), residente in Via Vittoria Accattatis, 15, 87100 Cosenza
Aldo Spanò, nato a Reggio Calabria, , residente in Via Montessori,10, 89029 Taurianova (RC)
Francesco Spanò, nato a Reggio Calabria residente Via Villa Aurora, 35, 89125 Reggio Calabria
Paolo Valenti, nato a Catanzaro, Residente in Via La Badessa, 52, 89816 Cessaniti (VV),
I presenti chiamano a presiedere la riunione l’On.le Angela Napoli, la quale a sua volta nomina a Segretario il Dott. Giancarlo Catanea.
Il Presidente illustra i motivi che hanno spinto i presenti a farsi promotori della costituzione dell'Associazione e legge lo Statuto Sociale che, dopo ampia discussione, viene posto in votazione ed approvato all’unanimità.
Lo Statuto stabilisce in particolare che l'adesione alla associazione è libera, che il funzionamento della stessa è basato sulla volontà democraticamente espressa dai soci, che le cariche sociali sono elettive e che è assolutamente escluso ogni scopo di lucro.
I presenti deliberano che l'associazione venga denominata " Risveglio Ideale " con sede in a Taurianova (RC), Via Cappuccini, 27. Si procede alla votazione delle cariche sociali, così come previsto dallo Statuto testè approvato, e vengono eletti i seguenti signori a componenti del Consiglio Direttivo provvisorio che sarà modificato o ratificato ai sensi dello Statuto in successive apposite elezioni:
Angela Napoli (Presidente), Michele Sapia (Vice Presidente), Giancarlo Cutanea (Segretario) Cosimo Caridi (Consigliere), Aldo Spanò (Tesoriere).
Non essendovi altro da deliberare il presidente scioglie l'assemblea.
Il Presidente Il Segretario
On.le Angela Napoli Dott. Giancarlo Catanea
STATUTO
Art.1 E’ costituita l’Associazione Politica, Culturale e Sociale denominata “Risveglio Ideale - Onlus”, con sede in Taurianova (RC) alla Via Cappuccini, 27 e con sito web www.risveglioideale.it L’Associazione ha durata illimitata e non ha scopo di lucro.
Art.2 L’Associazione “Risveglio Ideale - Onlus” (di seguito solo Associazione) è aperta a tutti; l’ attività è regolata dalle norme del diritto civile e da quanto stabilito nel presente Statuto.
Obiettivo dell’Associazione è lo sviluppo complessivo dell’intera comunità regionale attraverso l’attuazione di iniziative di interesse politico, sociale e culturale volte a permettere a ciascun individuo, associato e non, di realizzarsi, secondo le proprie inclinazioni personali, quale membro di detta comunità.
L’Associazione ha altresì lo scopo di promuovere attività di carattere sociale, politico e culturale con il fine di sollecitare la partecipazione popolare, l’impegno sociale e civile dei cittadini, la diffusione della cultura della legalità e della giustizia.
Rientra tra i fini primari dell’associazione quello di vigilare sul buon governo delle amministrazioni locali attraverso l’uso degli strumenti consentiti dalla legge.
Lo Statuto è emanazione dell’Assemblea degli associati.
Art.3 L’Associazione è aperta al democratico confronto e pronta all’impegno sociale, civile e politico con chiunque manifesti la reale volontà di intraprendere attività e promuovere progetti ed iniziative nell’interesse della collettività. In virtù di ciò, e considerando che il perseguimento dei propri fini passa attraverso un generale risveglio politico, culturale e sociale, l’Associazione riconosce a qualunque interessato, anche non iscritto, la possibilità, previa richiesta inoltrata al Consiglio Direttivo o al Presidente, di partecipare alle iniziative avviate dall’ente anche in qualità di promotore, purché la natura dell’iniziativa intrapresa sia compatibile con i fini statutari.
Art. 4 L’Associazione è organizzata su base democratica.
L’Assemblea degli Associati è l’organo sovrano.
In sede di Assemblea ogni associato può esprimere la propria opinione in merito a qualunque aspetto dell’attività associativa.
Art. 5 All’ Associazione possono aderire persone fisiche, associazioni politiche e culturali preesistenti o di nuova costituzione previa richiesta inoltrata al Consiglio Direttivo o al Presidente.
Pregiudiziale fondamentale per l’appartenenza all’Associazione è quella di non essere incorso in condanne penali di qualsiasi grado e di non essere oggetto di indagini giudiziarie, nel qual caso, il socio verrà sospeso fino ad emissione del giudizio. Riammesso nel caso di assoluzione con formula piena, espulso in caso di condanna, indulto, grazia e prescrizione del reato.
L’iscrizione ad altri enti non pregiudica l’appartenenza all’Associazione, purché gli obiettivi da quelli perseguiti non siano contrastanti o incompatibili con i principi e gli obiettivi fissati nel presente Statuto.
L’associato che ricopre incarichi presidenziali, o a questi analoghi, in altre associazioni non può ricoprire la carica di presidente dell’Associazione e di membro del Consiglio Direttivo. Solo i soci fondatori sono esentati dall’applicazione di detta disposizione.
Art. 6 Ogni Associato è tenuto a partecipare all’Assemblea.
La qualifica di socio si perde per morte, recesso, esclusione o scioglimento dell’Associazione.
L’esclusione viene deliberata dal Consiglio Direttivo, a maggioranza dei suoi componenti, per gravi inadempienze agli obblighi sociali, per comportamenti che arrechino pregiudizio all’Associazione, per lo svolgimento di attività contrarie o difformi dai principi ispiratori del presente Statuto.
Art. 7 Il socio che intende recedere dall’Associazione deve darne comunicazione al Presidente. L’Associato che abbia receduto o sia stato espulso dall’Associazione non ha diritto di ripetere le somme eventualmente versate all’atto dell’iscrizione e non ha alcun diritto sul fondo comune.
Art. 8 Il patrimonio dell’Associazione è costituito dalle quote d’iscrizione e da eventuali ulteriori versamenti degli Associati. Gli eventuali residui monetari che possono derivare dalle iniziative intraprese e dai contributi di Enti ed Istituzioni finalizzati al sostegno di attività realizzate nell’ambito degli scopi prefissati, vengono riutilizzati per il perseguimento dei fini statutari dell’Associazione.
Art. 9 L’iscrizione all’Associazione non dà diritto ad alcun utile. Tutte le cariche associative vengono svolte a titolo gratuito.
Art.10 La quota di adesione per tutti i soci è di Euro 20,00 (Euro 10 per pensionati, minorenni e disoccupati); tuttavia è discrezione del socio poter versare una quota maggiore a sostegno del sodalizio. L’adesione va rinnovata con cadenza annuale.
La quota eventualmente versata è intrasmissibile e non rivalutabile. Eventuali modifiche delle quote d’iscrizione sono deliberate dal Consiglio Direttivo ed a tal fine è richiesta la maggioranza dei suoi componenti.
Art. 11 L’iscrizione all’associazione richiede:
Il compimento del quattordicesimo (14) anno d’età;
La domanda di ammissione in forma scritta, indirizzata al Consiglio Direttivo, contenente la dichiarazione di conoscenza delle finalità dell’Associazione nonché dello Statuto associativo
Il versamento della quota associativa
La presentazione di un’autocertificazione che attesti l’assenza di carichi pendenti. L’iscrizione può essere effettuata in qualunque momento ed ha validità annuale.
Art. 12 Sono organi dell’Associazione:
L’Assemblea;
Il Consiglio Direttivo;
Il Presidente.
Art. 13 L’Assemblea è formata da tutti gli Associati regolarmente iscritti.
L’Assemblea dei Soci è l’organo che definisce gli indirizzi generali,le scelte politiche, culturali e sociali dell’Associazione.
L’Assemblea ordinaria si riunisce a cadenza trimestrale. È convocata e presieduta dal Presidente che ne determina, altresì, l’ordine del giorno.
L’Assemblea straordinaria è convocata dal Presidente su propria decisione, su richiesta del Consiglio Direttivo o di un decimo degli iscritti.
Di competenza dell’Assemblea sono:
L’elezione del Presidente;
L’elezione del Consiglio Direttivo;
Le modifiche dello Statuto;
Lo scioglimento e la devoluzione del fondo comune;
Le decisioni in merito all’esclusione degli associati.
Art. 14 In applicazione dell’art. 21 del Codice Civile le deliberazioni dell’Assemblea sono prese a maggioranza dei voti e con la presenza di almeno la metà degli associati.
In seconda convocazione la deliberazione è valida qualunque sia il numero dei presenti.
Per deliberare lo scioglimento dell’Associazione e la devoluzione del patrimonio è necessaria la maggioranza dei tre quarti degli iscritti. Per modificare l’Atto Costitutivo e lo Statuto è richiesta la presenza dei tre quarti degli associati ed il voto favorevole della maggioranza dei presenti.
Art. 15 L’Assemblea ha facoltà di richiedere le dimissioni dei Dirigenti, sia singolarmente sia collegialmente (cioè dell’intero Consiglio Direttivo) ed anche del Presidente, in entrambi i casi è necessaria la maggioranza dei due terzi degli iscritti.
Art. 16 Il Consiglio Direttivo è composto dal Presidente e da 15 associati. Al fine di ricoprire incarichi direttivi è richiesta la maggiore età.
La carica di membro del Consiglio Direttivo è compatibile con cariche pubbliche elettive ed istituzionali. Alle riunioni del Consiglio Direttivo possono partecipare senza diritto di voto, se ritenuto necessario, individui estranei al Consiglio medesimo. L’organo è di durata annuale, tuttavia la prima elezione, prevede la durata di due anni onde dare stabilità e continuità all’Associazione.
Art. 17 Di competenza del Consiglio Direttivo sono:
L’organizzazione strutturale dell’Associazione;
L’elaborazione dei progetti e delle iniziative proposte;
Il coordinamento delle attività svolte in campo sociale, culturale e politico;
La gestione dei fondi dell’Associazione;
L’attuazione delle finalità previste dallo statuto e l'attuazione delle decisioni dell'assemblea dei soci;
La deliberazione sulle domande di ammissione dei soci;
La presentazione all’Assemblea del bilancio annuale consuntivo.
Art. 18 Le deliberazioni del Consiglio Direttivo sono prese a maggioranza dei presenti. In caso di parità di voti prevale quello del Presidente.
Il Consiglio Direttivo si riunisce su convocazione del Presidente, il quale ne presiede i lavori; su richiesta di un terzo dei componenti e, comunque, almeno due volte al mese in sessione ordinaria.
Art. 19 Il Presidente ha facoltà di attribuire ai componenti del Consiglio Direttivo deleghe specifiche relative a determinate iniziative o attività, con l’obiettivo di decentrare l’organizzazione e la gestione dell’Associazione.
Art. 20 Il Presidente è eletto dall’Assemblea dei soci.
Egli dura in carica un anno, due anni solo nel caso della prima elezione. Le elezioni del Presidente si effettuano con votazione palese. È ammesso il voto per delega. Ogni delegato può raccogliere al massimo 3 deleghe. La delega è revocabile e vale per la sola votazione di cui sopra. La carica di Presidente è compatibile con cariche pubbliche elettive ed istituzionali.
Il Presidente convoca e presiede l’Assemblea e il Consiglio Direttivo e ne determina l’ordine del giorno; ha la facoltà di sospendere i membri del Consiglio Direttivo, salvo ratifica dell’Assemblea entro la prima riunione successiva: in caso di mancata ratifica, il membro è reintegrato nelle sue funzioni.
Il Presidente coordina l’attività di tutti gli organi dell’Associazione e li rappresenta dinanzi al pubblico.
Art. 21 È previsto per il solo Presidente, a fronte dei costi di rappresentanza e di gestione, un rimborso forfaitario delle spese previa esibizione della relativa documentazione, da allegare ai libri interni di bilancio.
Art. 22 L’Associazione dà notizia delle proprie attività attraverso il proprio Ufficio Stampa curato da un membro del Consiglio Direttivo con funzioni di Responsabile Ufficio Stampa, che avrà cura di elaborare documenti ufficiali, note, ecc.. Sito web ufficiale è: www.risveglioideale.it. È inoltre prevista una pubblicazione periodica.
Art. 23 Per quanto non previsto dal presente Statuto valgono le norme di legge vigenti in materia.
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