Una gigantesca amnistia per assolvere uno
di Nicola Tranfaglia - 15 novembre 2009
La novita’ politica interessante viene dal presidente della Camera Gianfranco Fini e da alcuni esponenti del PDL che si rifanno a lui: vorrebbero davvero una riforma efficace della giustizia e hanno ottenuto dal governo fondi rilevanti per migliorare l’amministrazione giudiziaria.
Andranno fino in fondo? Si uniranno all’opposizione che chiede una riforma generale e non vuole prescrizioni di comodo? E’la maggiore speranza che resta agli italiani che assistono a una politica sempre più lontana dalla società italiana.
Il problema della giustizia è diventato un incubo: milioni di processi civili e penali giacciono negli uffici giudiziari, per giunta male attrezzati, e si concludono dopo troppi anni, almeno sette per quelli penali, più di dieci per quelli civili. Un simile risultato è lontano da quello di tutti i paesi più avanzati dell’Europa e dell’Occidente: i tempi sono quattro o cinque volte doppi di quelli che si svolgono altrove.
Di fronte alla situazione presente, il governo Berlusconi ha annunciato di voler stanziare trecento milioni di euro per l’amministrazione giudiziaria e insieme di promuovere l’estinzione dei processi che durino più di due anni per ciascuno dei tre anni di giudizio. Il provvedimento esclude dall’estinzione il reato di clandestinità che oggi è punito con un’ammenda e include, al contrario, delitti assai gravi come la corruzione in atti giudiziari e la concussione amministrativa che provocano un indubbio allarme sociale.
Non è difficile prevedere che la legge, se manterrà queste caratteristiche, non potrà sfuggire a un giudizio negativo di costituzionalità perché si fissa una diseguaglianza evidente tra gli incensurati e quelli che non lo sono, senza altra indagine sul tipo di reati e di responsabilità addossate.
Questo contrasta con l’eguaglianza fissata dall’articolo 3 della Costituzione tra tutti i cittadini. E si traduce in una gigantesca amnistia che non viene neppure spiegata alla pubblica opinione. C’è da chiedersi perché governo e maggioranza non hanno invertito le tappe del processo di riforma in modo che possa essere efficace. Se avessero fatto così avrebbero dovuto intervenire a razionalizzare la distribuzione degli uffici giudiziari (tagliando almeno 40 tribunali che non funzionano), ad assumere cancellieri e impiegati, oltre a dare risorse finanziarie per il funzionamento degli uffici e solo dopo intervenire sulla prescrizione. Perché non si è fatto così? La risposta è inevitabile: perché il governo ha l’urgenza di salvare Silvio Berlusconi dal processo Mills e diritti Mediaset che stanno per concludersi in primo grado con la sua condanna. Ma gli effetti della riforma saranno devastanti, come hanno già detto l’ANM e l’ex presidente della Corte Costituzionale Baldassarre, vicino ad Alleanza Nazionale: migliaia di processi importanti come quello sulla Parmalat, sulla Thissen a Torino, sulla Cirio saranno estinti e quei colpevoli eviteranno la condanna.
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